ROSELLA GIALLA FLAVEOLUS

ROSELLA GIALLA FLAVEOLUS ROSELLA GIALLA FLAVEOLUS

Tassonomia: platycercus Adelaidæ Gould, 1841, South Australia.
Spesso trattati come conspecifici con elegans P.
e P.
flaveolus, ed è comunemente ritenuta una forma ibrida di questi due, in alternativa, questi tre possono formare una superspecies; ulteriori indagini necessarie.
Due sottospecie riconosciuto.
Sottospecie e di distribuzione: subadelaidae Mathews, 1912 - S South Australia in S Flinders Ranges.
adelaidae Gould, 1841 - S South Australia from Mt Lofty Ranges to Fleurieu Peninsula.
DESCRIZIONE Appartiene al gruppo delle “Roselle a guance blu”, come spesso vengono definite dagli allevatori australiani, gruppo che comprende anche: la •Rosella di Tasmania (Platycercus caledonicus), con la quale può essere confusa poiché le somiglia molto, la •Rosella di Pennant (Platycercus elegans), la Rosella di Adelaide (Platycercus adelaidae).
Il disegno della flaveolus è quello tipico delle Roselle: generale colore giallo paglia, banda frontale rossa, guance blu-viola, le due timoniere centrali verde-blu, le restanti timoniere azzurre, remiganti nere e le copritrici alari primarie blu cobalto.
Il mantello è costituito da penne nere bordate anch’esse dal color giallo paglia.
(a destra nella foto: maschio - sotto nella foto: femmina) I giovani presentano una livrea con colore verde oliva al posto del giallo paglia.
Appena usciti dal nido non mostrano la tipica perlatura del mantello, che appare di un verde quasi uniforme.
Le prime penne nere bordate di giallo compaiono dopo tre o quattro mesi.
Il dimorfismo sessuale è poco accennato ed anche in questo caso ci si basa sulla forma e dimensione del cranio e del becco (più massicci nei maschi), sulla minor taglia nelle femmine e sulla banda frontale rossa che dovrebbe essere più estesa nel maschio.
Nella mia limitata esperienza (ma lo riportano anche Gabriel e Jaqueline Prin), ho notato che spesso le femmine mostrano qualche piuma rossa in più di nel sottogola e nel petto rispetto ai maschi, fermo restando che il rosso, ad esclusione della banda frontale, non dovrebbe comparire affatto in entrambi i sessi di questa specie.
Riguardo a ciò, va detto che nelle Roselle a guance blu c’è un po’ di confusione sotto l’aspetto morfologico e tassonomico.
Questo è un gruppo molto omogeneo per taglia, comportamento, alimentazione ecc.
e le varie specie differiscono tra loro sostanzialmente solo per la colorazione (fatta eccezione la distribuzione geografica).
Osservando infatti tutti questi Platycercus, si nota una variazione cromatica che parte dal solo giallo della flaveolus e della caledonicus, passa attraverso il giallo-arancio dell’adelaidae e giunge al completo piumaggio rosso cremisi della elegans, con numerose gradazioni e con razze locali.
A questo punto è bene ricordare che non c’è perfetta identità di vedute sulla classificazione e per alcuni Autori la Rosella Gialla sarebbe una sottospecie del Pennant (Platycercus elegans), come pure l’Adelaide, vale a dire: Platycercus elegans elegans (Rosella di Pennant) Platycercus elegans flaveolus (Rosella Gialla) Platycercus elegans adelaidae (Rosella di Adelaide) Altri Autori, invece, individuano due sottospecie di Rosella di Adelaide: Platycercus adelaidae adelaidae (Gould 1840) Platycercus adelaidae subadelaidae (Mathews 1912), che morfologicamente differiscono tra loro per quanto rosso-arancio appare nella colorazione.
La ssp.
subadelaidae è molto simile alla Rosella Gialla e avrebbe pochissimo rosso, appena nel sottogola e un po’ nel petto, ovviamente oltre alla banda frontale.
Altri ancora sostengono che la Rosella di Adelaide non esista e non sia quindi né una specie né una sottospecie, ma semplicemente un ibrido naturale tra il Pennant e la Gialla.
In cattività poi ci saranno stati sicuramente dei meticciamenti da parte degli allevatori, a complicare così il tutto.
Conclusione: qualche piuma rossa nel sottogola è una normale variazione cromatica o è un difetto, residuo di meticciamenti naturali ed artificiali? DISTRIBUZIONE La Rosella Gialla frequenta i boschi aperti di eucalipti in un areale piuttosto limitato, localizzato nelle zone centrali del sud est del continente australiano, dove tuttavia è un pappagallo comune.
ALLEVAMENTO Le Roselle Gialle non sono molto diffuse in cattività, forse perché meno vivacemente colorate rispetto alle altre Roselle e quindi meno apprezzate ed allevate.
Su di me, invece, la loro colorazione esercita un grande fascino e le ho cercate a lungo.
Appena ho avuto la possibilità, ne ho presa una coppia per allevarle e tentarne la riproduzione.
Come tutte le Roselle, hanno bisogno di fare un adeguato esercizio fisico ed è bene alloggiarle in voliere di almeno tre o quattro metri dove possano volare.
Mettere sempre il minor numero possibile di posatoi e agli estremi della voliera, in modo da lasciare molto spazio per il volo.
Sono pappagalli battaglieri ed aggressivi, comportamento tipico dei Platycercus, e non si possono tenere in gruppo, soprattutto per la riproduzione, ma solo in coppia.
Se si allevano in voliere adiacenti separate tra loro solo da una rete, è necessario che non ci siano altre coppie di Roselle a fianco, di qualunque tipo, e neppure dei parrocchetti come quelli del Genere Barnardius o Psephotus, per evitare zuffe (vedi accorgimenti nell’articolo sulle Roselle Comuni).
Il padre, inoltre, può diventare aggressivo con i propri figli una volta svezzati, in particolar modo verso i giovani maschi.
E’ indispensabile quindi separare i novelli dai genitori appena ci si accorge di questo comportamento.
Sopportano bene i nostri climi, dal caldo estivo al freddo invernale (con temperature sotto lo zero) e si possono alloggiare all’aperto tutto l’anno, in voliere adeguatamente protette.
Sono inclini ad infestarsi di vermi intestinali alla stregua di un po’ tutti i parrocchetti australiani poiché razzolano spesso per terra, come fanno in natura, alla ricerca del cibo.
Usare come accorgimento, quindi, fondi delle voliere non in terra naturale ma artificiale (come mattonelle, cemento o altro).
Utilizzare poi prodotti vermifughi a base di Fenbendazolo, Levamisole, Ivermectina ecc.
sotto controllo veterinario, qualora in presenza conclamata della parassitosi, diagnosticata con un’analisi di laboratorio delle feci dell’individuo che si ritiene possa essere ammalato.
ALIMENTAZIONE Per quanto riguarda l’alimentazione, non hanno esigenze differenti da altre Roselle: miscela di semi secchi, frutta e verdure di ogni tipo, pastoncino all’uovo, spighe immature, ramoscelli con bacche di piante non tossiche e tutto quello che possono eventualmente gradire.
RIPRODUZIONE In cattività non si riproducono bene al pari delle Roselle Comuni e forse anche a questo è legata la loro scarsa reperibilità in commercio.
Possono nidificare e riprodursi già a 12 mesi di età, ma bisogna evitarlo ed aspettare il secondo anno, in particolar modo per le femmine, accorgimento da adottare per tutte le Roselle a guance blu.
Questo perché spesso la covata effettuata da soggetti con un solo anno di vita è fallimentare, oppure può andare a buon fine ma si compromettono quelle degli anni seguenti.
Queste informazioni si trovano in un articolo di Rattalino (vedi bibliografia) ma le ho anche vissute io in prima persona, oltre ad essermi confermate dall’esperienza di altri amici allevatori.
pulli a tre settimane di vita Ad esempio, una mia coppia di Roselle di Pennant, con entrambi i partners di un anno di età, ha nidificato e sono nati due piccoli che sono morti dopo 24 ore.
Per quell’anno non hanno più fatto covate.
Negli anni successivi, ad ogni covata la femmina ha sempre deposto molte uova, dieci ed anche più, per la maggior parte chiare nonostante vedessi gli accoppiamenti, uova che poi scomparivano (rotte o mangiate).
Sempre riguardo ai Pennant, un mio amico, nel 2003, ha avuto svezzati quattro piccoli da una coppia costituita da un maschio di tre anni e da una femmina di un anno, ma anche a lui è capitato poi l’anno successivo (2004) di veder scomparire continuamente le uova che la femmina deponeva.
Non so dare la spiegazione a questo fatto, vale a dire raggiungere la piena maturità sessuale dopo i due anni ma essere già in grado di riprodursi ad un anno di età, però pare che le cose stiano così.
pulli a cinque settimane di vita Per la riproduzione necessitano, in primavera, di un classico un nido a cassetta a base quadrata di cm.
30x30 e alto 50-60 cm.
con all’interno uno strato di trucioli di legno.
La deposizione varia da 4 a 6 uova, a volte anche 7.
Cova solo la femmina per 19-21 giorni, il maschio contribuisce poi allo svezzamento della prole.
Si inanellano tra i 7 e i 10 giorni, quando cominciano ad aprirsi gli occhi, con anelli da 6 mm.
I giovani si involano dopo 5 settimane e sono svezzati dopo una quindicina di giorni.
Fanno di regola una sola covata l’anno, eccezionalmente due.
ESPERIENZA DI ALLEVAMENTO Acquistai nel marzo 2001 da un grosso commerciante una coppia bellissima, sia per taglia sia per purezza del colore, scelta tra un gruppo di ottimi soggetti di provenienza italiana.
Il maschio era già in fregola ed il commerciante, che è anche un allevatore, mi disse di mettere ugualmente il nido, una volta portati a casa, anche se avevano solo un anno entrambi (anello FOI 2000), perché secondo lui era più stressante non dare loro la possibilità di riprodursi, piuttosto che aspettare i due anni di età.
Così feci e dopo poche settimane seguirono accoppiamenti, deposizione e cova.
Delle quattro uova deposte, solo due erano fecondate e nacque un pulcino che visse appena un giorno mentre l’altro morì nel guscio perché non riuscì a romperlo completamente.
La femmina iniziò poi in una lunga e difficile muta, ma il maschio, più baldanzoso che mai, continuava a fischiare e a corteggiare.
Qualche mese dopo, era una sera di fine estate, all’imbrunire sentii un forte schiamazzo provenire dalle voliere, ma non andai a vedere perché oramai era buio e non sarei potuto intervenire senza recare danni peggiori.
La mattina dopo trovai come sorpresa il maschio di flaveolus a terra, morto, senza apparenti cause.
Mi misi subito a cercare un altro maschio, che trovai dallo stesso commerciante dove avevo preso la coppia, anche se molto meno bello del precedente.
La nuova coppia passò l’inverno senza problemi, ma all’arrivo della stagione riproduttiva 2002, la femmina non mostrò particolare interesse per il maschio e, a dir la verità, neppure per il nido.
La stagione si chiuse con un nulla di fatto ed in estate la femmina ripresentò la stessa muta difficile dell’anno precedente.
Che sia da collegarsi tutto ciò con il fatto che l’ho messa in riproduzione troppo presto, senza aspettare i due anni? Nella primavera 2003, poco prima di mettere il nido, la femmina morì e rimasi nuovamente al palo.
Qui si inserisce l’altro mio articolo “Un ibrido involontario”, sempre consultabile in questa rubrica.
La femmina reperita in autunno 2003, con anello FOI 2000, non era un granché (e l’ho anche pagata molto!) ma non avevo possibilità di scelta poiché era l’unica trovata in mesi di ricerche.
Devo dire che alla primavera successiva, però, si presentava notevolmente meglio di quando l’acquistai.
E si arriva al 2004.
A marzo, mentre tutte le altre coppie iniziavano la stagione riproduttiva, le Roselle Gialle non mostravano alcun segnale promettente: il maschio non corteggiava e la femmina non era interessata al nido.
Quando avevo oramai perso tutte le speranze, a metà maggio la femmina ha cominciato a fare qualche timida visita nel nido (con un ritardo di circa due mesi rispetto agli altri parrocchetti del mio allevamento), poi a chiedere l’imbeccata al maschio ed infine ho assistito ad alcuni accoppiamenti.
Le deposizioni sono iniziate ai primi di giugno, per un totale di sei uova che la femmina ha covato assiduamente.
Il 26 giugno ho visto nel nido, con grande soddisfazione, tre piccoli da poco nati che ho inanellati il 4 luglio.
Delle tre restanti uova, due non erano fecondate ed in una c’era un embrione a sviluppo interrotto.
I giovani si sono involati a circa cinque settimane dalla nascita: due il 31 luglio, a poche ore di distanza l’uno dall’altro ed il terzo il giorno dopo, il 1° agosto.
Come esperienza personale ho notato che i miei soggetti inizialmente mangiavano solo i semi grassi (il girasole, il cartamo, la canapa, le arachidi) ma poi sono riuscito a far consumare loro anche gli altri semi, come il panìco (che però mangiano più volentieri quando viene offerto in spighe), l’avena, i vari tipi di miglio, la scagliola ecc.
Prima di avere i piccoli nel nido da imbeccare, gradivano poco anche il pastoncino e quasi per niente i semi bolliti (il mais ed il misto per colombi), ma ne hanno poi fatto uso appunto per l’allevamento della prole ed erano alimenti assai graditi anche agli stessi giovani durante lo svezzamento.
Sono sempre state molto ghiotte, invece, di mela, di verdura, di bacche selvatiche e di erbe prative.
Dopo due settimane dall’involo i giovani mangiavano già da soli ed il maschio ha cominciato a mostrare insofferenza nei loro confronti, ma senza particolari accanimenti.
MUTAZIONI Si descrivono solo a titolo di cronaca; da noi è già difficile trovare le flaveolus normali, figuriamoci le mutazioni… Sindel e Gill (vedi bibliografia) sono due attenti e meticolosi ornitologi australiani che nel loro libro riportano diverse fotografie di alcune mutazioni, presenti credo solo in Australia, tra le quali: “Cinnamon”: con la tipica diluizione pastello dei colori, sia del giallo, sia del nero sia del blu, come si riscontra in tutti i casi di questa mutazione; Pezzata: dove appaiono una o più remiganti bianche e anche qualche penna del mantello è più chiara, Lutina: che mostra la tonalità del colore tendente più al giallo limone che al normale giallo paglia, inoltre scompaiono il blu ed il nero (sostituiti dal bianco) ma la fronte rimane rossa.
Quest’ultima mutazione è stata osservata solamente in un individuo, che si ritenne fosse una femmina, prelevato da un nido in natura negli anni ’60 ed allevato a mano.
Non si è mai riprodotto in cattività a dispetto dei ripetuti tentativi, nonostante sia vissuto fino all’età di quasi 25 anni.
CONCLUSIONI Devo ammettere che questa esperienza mi ha dato una grossa gratificazione, essendo il coronamento di un lungo sogno.
Le prime Roselle Gialle, delle quali rimasi subito affascinato, le vidi oltre 15 anni fa, ma non le acquistai perché non avevo ancora la necessaria esperienza e per mancanza di strutture idonee al loro allevamento.
Successivamente ho avuto la possibilità tecniche per allevarle, ma non trovavo più esemplari.
Poi ci sono state tutte le vicissitudini sopra elencate per arrivare ad avere una coppia riproduttrice ma, infine, il raggiungimento della meta, rappresentato da queste tre giovani Roselle Gialle nate da me.
Un’ultima cosa.
Secondo me questa specie di Roselle ha un odore particolare, un profumo che ricorda lontanamente l’eucaliptolo o qualcosa di analogo.
Lo stesso odore l’ho riscontrato nel Parrocchetto Multicolore o Mulga (Psephotus varius) ma, ad esempio, mia moglie non l’avverte e secondo lei sono matto.
In effetti, non ho mai trovato riscontro di ciò in alcun testo consultato.
Se qualcun altro confermasse questa mia osservazione, magari me lo comunichi, altrimenti mi devo convincere di quello che dice mia moglie, cioè che sono matto.