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Le Tridacna in acquario Le tridacne, negli ultimi tempi, sono diventate ospiti sempre più ricercati dagli appassionati di invertebrati, anche perché con le attuali tecnologie possono crescere e prosperare in acquario al pari dei coralli.
Le tridacne sono dei bivalvi con caratteristiche molto particolari; si sono evolute per sfruttare la stessa nicchia ecologica dei coralli utilizzando esattamente le stesse strategie biologiche: un chiaro esempio di convergenza evolutiva.
Entrambi i gruppi animali devono, infatti, adattarsi alle stesse condizioni ambientali: un'acqua particolarmente povera in zooplancton, fonte primaria di cibo.
Quindi, per poter crescere in un'acqua così povera di nutrienti hanno dovuto sfruttare l'unica fonte energetica disponibile in abbondanza: la luce solare.
Sia le tridacne che la maggior parte dei coralli ospitano al loro interno zooxantelle, piccole alghe unicellulari (dinoflagellati) che utilizzano l'energia del sole per produrre il cibo per i loro ospiti.
Molte specie di tridacne sono oggi in pericolo di estinzione, anche se ciò non è dovuto sicuramente all'acquariofilia; la quasi totalità delle tridacne presente negli acquari proviene da allevamenti in cattività.
La loro rarefazione in natura è invece dovuta alla pesca eccessiva in quanto sono alimenti prelibati nella cucina orientale.
Questo prelievo ha portato alla totale estinzione di questi animali da alcune aree del Pacifico, anche se oggi si sta cercando di ovviare al prelievo in natura con la maricoltura.
Un'altra causa che nel passato ha causato la rarefazione di questi animali (soprattutto la tridacna gigante) è stato il commercio delle loro conchiglie, pratica che comunque ora è diventata illegale La vera bellezza delle tridacne non risiede tanto nella conchiglia quanto nel cosiddetto mantello, il tessuto carnoso dove alloggiano le zooxantelle, che può assumere dei colori e dei disegni spettacolari.
Di per sé le zooxantelle appaiono di colore bruno, mentre le varie tonalità blu, verdi, viola iridescenti sono dovute ai pigmenti che si trovano in cellule specializzate chiamate iridofori.
Questi pigmenti servono al bivalve per proteggersi dall'eccessiva radiazione luminosa e dai raggi ultravioletti.
Può sembrare paradossale che un animale dipendente completamente dalla luce solare si debba difendere da essa, ma un'eccessiva produzione di ossigeno da parte delle zooxantelle risulterebbe tossica.
La funzione degli iridofori è che le zooxantelle ricevano abbastanza luce, ma non troppa.
Quindi, bivalvi allevati in condizioni di bassa intensità luminosa perderanno i loro colori spettacolari, in quanto gli iridofori ridurranno la quantità di pigmenti per sfruttare tutta la luce disponibile.
Da ciò si deduce che la quantità di luce necessaria per avere tridacne spettacolari è di primaria importanza.
Bisogna anche tenere presente che la tridacna si mostra in tutta la sua bellezza quando viene guardata dall'alto; ciò rende sconsigliabile un posizionamento in acquario nelle zone alte vicino alla superficie (sebbene sarebbero quelle ideali), a favore di una sistemazione nella parte medio bassa.
Per acquari alti fino a 45 cm saranno sufficienti ancora le lampade fluorescenti mentre per quelli più profondi si dovrà optare per quelle agli alogenuri metallici.
Le tridacne, oltre alle esigenze di luce, richiedono anche una buona qualità dell'acqua.
Molto importante la presenza di calcio, necessaria alla costruzione della conchiglia, che deve rimanere intorno a 450 mg/L per una crescita ottimale.
Per comprendere l'esigenza di calcio di questi animali basta tener presente che una tridacna di circa 20 cm ha una conchiglia spessa 2,5 cm per un peso totale di ben 2 kg! Questa è la quantità di carbonato di calcio estratto dall'acqua nel corso della sua vita (per 20 cm circa 10 anni).
Oltre al calcio le tridacne necessitano anche di stronzio e di iodio.
La qualità dell'acqua va tenuta entro valori ottimali anche per quanto riguarda la sostanza organica disciolta.
La crescita di alghe indesiderate sulla conchiglia o sul mantello è assolutamente da evitare.
Una differenza sostanziale tra le tridacne ed i coralli riguarda invece il movimento dell'acqua; mentre le prime preferiscono un movimento molto moderato, questi ultimi vivono in presenza di forti correnti.
Le tridacne apprezzano quindi una posizione simile a quella richiesta dai Corallimorfari (Actinodiscidi).
Va tenuto presente che le tridacne vengono facilmente irritate dai coralli duri molto urticanti, come ad esempio Euphyllia, Catalaphyllia e Plerogyra.
Anche le anemoni Aiptasia che crescono sulla conchiglia possono dare problemi.
Le tridacne, comunque, non devono trovarsi all'ombra di altri invertebrati o alghe e devono essere in grado di aprire la loro conchiglia il più possibile; perciò non vanno assolutamente sistemate dentro anfratti tra le rocce.
Una tridacna che non riesce ad aprirsi a sufficienza morirà rapidamente.
Le tridacne si ancorano saldamente al substrato emettendo dei filamenti adesivi chiamati bissi.
Per aderire al substrato quando vengono messe in acquario ci vuole qualche giorno, quindi nella fase iniziale bisogna prestare attenzione a rimetterle subito in posizione verticale se dovessero cadere.
Si possono anche appoggiare tra due piccole rocce, facendo però molta attenzione che la conchiglia si possa aprire completamente.
All'atto dell'acquisto bisogna controllare che le tridacne abbiano il mantello completamente esteso, che debordi dalla conchiglia, e che si chiudano prontamente quando vengono avvicinate.
Va anche controllato che la ghiandola bissale, che si trova al di sotto in un'apertura tra le due metà della conchiglia, sia in buone condizioni: deve essere pulita e non presentare strappi o parti viscide, segno di infezioni batteriche.
I potenziali pericoli per le tridacne in acquario, oltre ovviamente a balistidi, pesci angelo, pesci farfalla e grandi labridi, possono essere i granchi, stelle marine predatrici e grossi gamberi (come ad esempio lo Saron spp.
).
Possono creare problemi anche gli acanturidi, i blennidi e piccoli pesci angelo (Centropyge).
Soprattutto questi ultimi, andando spesso a pizzicare il mantello della tridacna, ne causano la continua chiusura e a lungo andare la morte.
Un parassitismo più insidioso è rappresentato dal parassitismo di specie piccole di lumache che vivono sulla conchiglia e si cibano dei succhi del mantello.
Un'infestazione di queste ultime può causare gravi infezioni batteriche, spesso fatali.
Queste lumache, appartenenti alla famiglia Pyramidellidae, sono delle dimensioni di un chicco di riso e si cibano generalmente di notte.
Di giorno si nascondono tra le pieghe del mantello o vicino alla base della conchiglia.
Ci sono comunque dei pesci che per fortuna si cibano di questi parassiti: sono dei piccoli labridi del genere Pseudocheilinus (P.
hexataenia, P.
tetrataenia) e del genere Halicoeres.
Altri predatori potenziali delle tridacne possono essere alcuni grandi vermi, come Hermodice carnuculata.
Infine, le tridacne possono soccombere a infezioni batteriche.
In questi casi si può solo provare a spostare il bivalve, ma con poche speranze.
Se notate che dei gamberetti pulitori si aggregano intorno alla tridacna, è segno inconfondibile che essa sta morendo.
Attualmente i tassonomisti riconoscono otto specie di tridacnidi: T.
crocea, T.
derasa, T.
gigas, T.
maxima, T.
squamosa, T.
tevoroa, Hippopus hippopus e H.
porcellanus.
Siccome esse variano abbastanza come esigenze di luce e grandezza che raggiungono, vediamole in dettaglio.
T.
crocea è la più piccola ed a più lenta crescita tra tutti i tridacnidi, con una lunghezza massima di 23 cm.
E' anche probabilmente la tridacna più colorata: il colore base è solitamente blu o viola, ma può essere anche turchese o verde scuro.
I disegni (che si presentano a macchie o strisce) possono essere dorati o bronzei, blu iridescente, verde giallo, arancio o nero.
La conchiglia è abbastanza liscia, con delle escrescenze appena accennate.
T.
crocea è l'ideale per acquari piccoli ma è anche molto esigente in fatto di luce, se si vogliono conservare i colori brillanti.
T.
maxima diventa grande fino a 30 cm.
Il mantello può avere disegni e colori molto variabili, abbastanza simili comunque a T.
crocea.
Si distingue facilmente da quest'ultima dalla conchiglia: T.
maxima ha escrescenze molto più prominenti e si sviluppa più in larghezza che in altezza.
T.
derasa è una delle specie più coltivate su larga scala, soprattutto per il suo valore culinario.
Questa tridacna diventa grande (45-50 cm) ed è a crescita rapida.
Richiede meno luce di T.
maxima e T.
crocea ma è meno colorata.
Il mantello può essere bruno scuro o nero con disegni arancio, giallo, bianco o verdi.
La conchiglia è molto liscia, con delle leggere ondulature.
T.
squamosa è un'altra specie spettacolare.
Cresce fino a 40 cm e può avere disegni straordinari sul mantello, con colore di base bruno e disegni blu, verdi o gialli.
La conchiglia di questa specie ha escrescenze molto larghe e prominenti.
T.
gigas è la vera tridacna gigante.
Può raggiungere una lunghezza di 1.
2 m e pesare 1/4 di tonnellata (250 kg), dei quali 65 kg di tessuto vivente.
T.
gigas è la tridacna a crescita più veloce e comunque, nonostante sia molto robusta, non è adatta ai normali acquari, in quanto occuperebbe ben presto tutto lo spazio disponibile.
Hippopus hippopus è un'altra specie grande (45 cm) e facile da allevare, ma molto meno colorata delle altre tridacne, con un mantello marrone o grigio e strisce dorate.
Gli altri tridacnidi, la rara e da poco scoperta T.
tevoroa e H.
porcellanus, sono di difficile reperibilità.
La prima vive nell'Oceano Pacifico, tra le isole Figi e Tonga, a maggiori profondità, dove c'è meno luce disponibile.
La seconda vive vicino alle Filippine ed ha avuto notevole calo in natura per pesca indiscriminata.
Per concludere, i bivalvi rappresentano ospiti magnifici ed innocui per gli acquari di invertebrati, ed ora che sono disponibili esemplari di allevamento ci permettiamo l'acquisto senza avere rimorsi conservazionistici.
Rispettando le loro esigenze, le tridacne ci ricompenseranno con una continua crescita e lunga vita in cattività.